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i problemi di comunicazione nella coppia

Problemi di comunicazione nella coppia
Autore: Dott.ssa Maura Santandrea
Sempre più persone chiedono una terapia a causa di problemi di comunicazione  nella loro vita di coppia, problemi che spesso generano malintesi, litigi, conflittualità di coppia
e un progressivo allontanamento reciproco.
Le persone vengono in terapia con la consapevolezza che manca qualcosa di importante nella loro relazione: un collante, una componente che li aiuti a ricostruire la dimensione
dell’intimità e della comprensione. A volte capita che un partner, dopo svariati tentativi, reputi ormai inutile continuare a cercare uno spazio di confronto con l’altro e si
distacchi sempre di più, evitando i momenti di condivisione, sviluppando una sorta di “istinto di sopravvivenza” che lo porta a puntare, suo malgrado, solo sulle proprie forze,
sulle proprie risorse, come se l’altro fosse ormai superfluo anzi, solamente fonte di dispiacere in quanto non riesce a comprendere i bisogni di chi gli sta vicino. Ognuno dei
due si costruisce una nicchia appartata in cui vive in solitudine, separato dall’altro ma ancora ufficialmente insieme, senza un vero dialogo, senza uno scambio autentico.
Generalmente, all’inizio di un rapporto, durante la fase dell’ innamoramento, ognuno sembra particolarmente disposto a parlare e ad ascoltare, a farsi conoscere e a voler
conoscere l’altro, in modo più spontaneo e naturale. Lo spazio che la coppia si ritaglia per affrontare la dimensione del “noi” è ricercato con maggior impegno.
Col trascorrere del tempo, questo spazio si riduce progressivamente, a causa di impegni apparentemente più incombenti; la comunicazione si fa più essenziale e,
nonostante alcuni partners continuino a comunicare “tra loro”, comunicano sempre meno “su di loro”, sui loro vissuti in rapporto con l’altro, sui loro stati d’animo,
sui loro desideri….
Alcune persone trascorrono anni in questo silenzio e nel frattempo crescono in solitudine, maturano separatamente l’uno dall’altro e ogni volta che la loro vita di coppia
fa incrociare i loro percorsi, si riscoprono vicendevolmente più diversi, scoprono l’altro sempre più distante dalla persona che era all’ inizio della loro storia,
più lontano dall’idea che uno aveva dell’altro, dalle aspettative e dalle speranze che alimentavano il desiderio di fare un percorso di vita insieme e perseguire un
progetto comune.  Ci si sente traditi, illusi, delusi, quasi ingannati: si perde la fiducia nell’altro e nella coppia.
Il senso di solitudine è alimentato soprattutto dalla percezione di una profonda diversità riscontrata nell’altro rispetto a noi stessi, una diversità
che all’inizio della relazione non assumeva questo peso: o non era vista, o non destava preoccupazione perché si pensava di poter cambiare l’altro o che egli sarebbe
“maturato” nel tempo. In questa fase iniziale del rapporto si era molto più colpiti dalle somiglianze con l’altro più che dalle differenze e le le diversità
esistenti potevano venire  interpretate anche come stimoli più che ostacoli.
Se all’inizio si stava insieme soprattutto grazie alle somiglianze, col tempo ci si allontana prevalentemente a causa delle differenze.
Questo accade quando  due partners crescono “uno accanto all’altro” ma  “non con l’altro”, nel frattempo  i loro pensieri si evolvono, il loro mondo interiore si
complessifica, le loro esigenze mutano, la loro visione della vita si arricchisce ma la persona che hanno accanto non ne è a conoscenza e spesso ciò accade proprio
perchè non c’è più uno “spazio-noi” in cui comunicare questi cambiamenti o essere recettivi a quello che l’altro cerca di comunicarci. Si può incorrere nel rischio di
dare per scontato che l’altro sappia cosa generi il nostro piacere o dispiacere, come dovrebbe comportarsi per farci stare bene oppure si può cadere nell’errore di
pensare che non ci sia bisogno di comunicare i nostri pensieri, tanto “l’ altro può capirmi anche se non parlo”! Quando ci si rende conto che tutto ciò che noi avevamo
supposto non accade e che l’altro non è in grado di comprendere le nostre esigenze, allora subentra un profondo senso di rabbia, frustrazione, delusione perché assumiamo
la consapevolezza che l’altro non ci conosce come noi vorremmo e che noi stessi non conosciamo abbastanza la persona che abbiamo vicina: molti gesti sottintesi, finiscono
per diventare malintesi.
La comunicazione utile ed efficace, all’interno di un rapporto, presuppone due dimensioni indispensabili:
1) riuscire ad esprimere    le  proprie emozioni, esigenze personali e di coppia in modo comprensibile per l’altro, sia a livello verbale che non verbale,
attraverso comportamenti e gesti significativi ed eloquenti;
2) riuscire a  comprendere i bisogni e le emozioni dell’altro attraverso un atteggiamento di ascolto e osservazione reali, in assenza di quella dose di
pregiudizio che ostacola l’accettazione sincera del modo di essere dell’altro.
Questi aspetti della comunicazione della coppia non sono semplici da perseguire, soprattutto perché bisogna mantenere una costante attenzione sulla salute
del rapporto attraverso interessamento reciproco e impegno nel desiderio di voler esprimere se stessi e comprendere l’altro.
Quando queste risorse sono arrugginite ormai da  lungo tempo, a volte è difficile ristabilire una comunicazione che assicuri un contatto genuino con la
persona amata e spesso la presenza  di un professionista esterno alle dinamiche di coppia, un terapeuta, riesce ad aiutare i partners a riappropriarsi delle proprie
capacità comunicative e relazionali e a ristabilire una relazione equilibrata e rispettosa dei vissuti di ognuno.
paura che lui mi lasci i problemi di comunicazione nella coppia
Sempre più persone chiedono una terapia a causa di problemi di comunicazione  nella loro vita di coppia, problemi che spesso generano malintesi, litigi, conflittualità di coppia e un progressivo allontanamento reciproco.
Sempre più spesso le coppie cercano un mediatore familiare con la consapevolezza che manca qualcosa di importante nella loro relazione: un collante, una componente che li aiuti a ricostruire intimità e comprensione.
A volte capita che un partner, dopo svariati tentativi, reputi ormai inutile continuare a cercare uno spazio di confronto con l’altro e si distacchi sempre di più, evitando i momenti di condivisione, sviluppando una sorta di “istinto di sopravvivenza” che lo porta a puntare, suo malgrado, solo sulle proprie forze, sulle proprie risorse, come se l’altro fosse ormai superfluo anzi, solamente fonte di dispiacere in quanto non riesce a comprendere i bisogni di chi gli sta vicino. Ognuno dei due si costruisce una nicchia appartata in cui vive in solitudine, separato dall’altro ma ancora ufficialmente insieme, senza un vero dialogo, senza uno scambio autentico.
Generalmente, all’inizio di un rapporto, durante la fase dell’ innamoramento, ognuno sembra particolarmente disposto a parlare e ad ascoltare, a farsi conoscere e a voler conoscere l’altro, in modo più spontaneo e naturale. Lo spazio che la coppia si ritaglia per affrontare la dimensione del “noi” è ricercato con maggior impegno.
Col trascorrere del tempo, questo spazio si riduce progressivamente, a causa di impegni apparentemente più incombenti; la comunicazione si fa più essenziale e, nonostante alcuni partners continuino a comunicare “tra loro”, comunicano sempre meno “su di loro”, sui loro vissuti in rapporto con l’altro, sui loro stati d’animo, sui loro desideri….
Alcune persone trascorrono anni in questo silenzio e nel frattempo crescono in solitudine, maturano separatamente l’uno dall’altro e ogni volta che la loro vita di coppia fa incrociare  i loro percorsi, si riscoprono vicendevolmente più diversi, scoprono l’altro sempre più distante dalla persona che era all’ inizio della loro storia, più lontano dall’idea che uno aveva dell’altro, dalle aspettative e dalle speranze che alimentavano il desiderio di fare un percorso di vita insieme e perseguire un progetto comune.  Ci si sente traditi, illusi, delusi, quasi ingannati: si perde la fiducia nell’altro e nella coppia.
Il senso di solitudine è alimentato soprattutto dalla percezione di una profonda diversità riscontrata nell’altro rispetto a noi stessi, una diversità che all’inizio della relazione non assumeva questo peso: o non era vista, o non destava preoccupazione perché si pensava di poter cambiare l’altro o che egli sarebbe “maturato” nel tempo. In questa fase iniziale del rapporto si era molto più colpiti dalle somiglianze con l’altro più che dalle differenze e le le diversità esistenti potevano venire  interpretate anche come stimoli più che ostacoli.
Se all’inizio si stava insieme soprattutto grazie alle somiglianze, col tempo ci si allontana prevalentemente a causa delle differenze.
Questo accade quando  due partners crescono “uno accanto all’altro” ma  “non con l’altro”, nel frattempo  i loro pensieri si evolvono, il loro mondo interiore si complessifica, le loro esigenze mutano, la loro visione della vita si arricchisce ma la persona che hanno accanto non ne è a conoscenza e spesso ciò accade proprio perchè non c’è più uno “spazio-noi” in cui comunicare questi cambiamenti o essere recettivi a quello che l’altro cerca di comunicarci. Si può incorrere nel rischio di dare per scontato che l’altro sappia cosa generi il nostro piacere o dispiacere, come dovrebbe comportarsi per farci stare bene oppure si può cadere nell’errore di pensare che non ci sia bisogno di comunicare i nostri pensieri, tanto “l’ altro può capirmi anche se non parlo”!
Quando ci si rende conto che tutto ciò che noi avevamo supposto non accade e che l’altro non è in grado di comprendere le nostre esigenze, allora subentra un profondo senso di rabbia, frustrazione, delusione perché assumiamo la consapevolezza che l’altro non ci conosce come noi vorremmo e che noi stessi non conosciamo abbastanza la persona che abbiamo vicina: molti gesti sottintesi, finiscono per diventare malintesi.
La comunicazione utile ed efficace, all’interno di un rapporto, presuppone due dimensioni indispensabili:
1) riuscire ad esprimere    le  proprie emozioni, esigenze personali e di coppia in modo comprensibile per l’altro, sia a livello verbale che non verbale, attraverso comportamenti e gesti significativi ed eloquenti;
2) riuscire a  comprendere i bisogni e le emozioni dell’altro attraverso un atteggiamento di ascolto e osservazione reali, in assenza di quella dose di
pregiudizio che ostacola l’accettazione sincera del modo di essere dell’altro.
Questi aspetti della comunicazione della coppia non sono semplici da perseguire, soprattutto perché bisogna mantenere una costante attenzione sulla salute del rapporto attraverso interessamento reciproco e impegno nel desiderio di voler esprimere se stessi e comprendere l’altro.
Quando queste risorse sono arrugginite ormai da  lungo tempo, a volte è difficile ristabilire una comunicazione che assicuri un contatto genuino con la persona amata e spesso la presenza  di un professionista esterno alle dinamiche di coppia, un terapeuta, riesce ad aiutare i partners a riappropriarsi delle proprie capacità comunicative e relazionali e a ristabilire una relazione equilibrata e rispettosa dei vissuti di ognuno.
Autore: Dott.ssa Maura Santandrea

la coppia stabile

Say cheeeese!

Oggi è difficile stare insieme per tutta la vita ad una sola persona, per cui si è passati dalla monogamia semplice alla ‘monogamia seriale’: un solo partner alla volta, ma solo per un tempo limitato. La monogamia resiste ancora perché, malgrado le rinunce che richiede, ha sulle persone anche utili effetti pratici: dà un senso di protezione attraverso la convivenza ed il mutuo aiuto e sembra avere effetti positivi anche sulla salute e la speranza di vita. Sembra infatti che avere un rapporto stabile con una sola persona allunghi di dieci anni la vita dell’uomo e di tre quella della donna (per cui sposarsi conviene più agli uomini che alle donne !). Studi epidemiologici inoltre hanno riscontrato che il matrimonio rafforza il sistema immunitario e preserva da numerose malattie, fra cui il cancro. A parte qualche problema di sovrappeso, gli sposati appaiono in migliore forma fisica dei singles e rispetto ad essi hanno circa la metà delle probabilità di morire prematuramente.

Il matrimonio è ottimale per chi ama fare progetti a lunga scadenza e punta sulla stabilità affettiva, anche se esso richiede molte rinunce, che non tutti sono disposti a fare. In primis, col matrimonio si rinuncia al ruolo di figlio o figlia e ci si assume nuove responsabilità, in vista della formazione di una famiglia. Attraverso questo passaggio si abbandona il mondo dei progetti e dei desideri per passare all’impegno per la loro possibile attuazione nella realtà (con relativo, frequente, disincanto) e si acquisiscono nuovi valori. Il desiderio di condivisione della felicità di coppia va coltivato con tutti i mezzi, anche se, dopo i primi tempi dell’innamoramento e dei batticuore arriva l’abitudine a smorzare molti entusiasmi. L’amore capace di sopravvivere alla routine del quotidiano, alle rinunce, alle piccole e grandi delusioni, è veramente difficile da trovare.

Una volta ci si sposava anche senza amore e si continuava a stare insieme anche quando l’amore era finito per una serie di motivi: perché la società non ammetteva il divorzio, perché le donne si sentivano comunque più socialmente protette nel ruolo di mogli piuttosto che di donne separate, perché gli uomini avevano una doppia morale, che permetteva loro di essere mariti e padri ‘esemplari’, senza rinunciare alle loro trasgressioni sessuali. Oggi ci si sposa solo per amore e resta insieme fino a che dura l’amore: in genere pochi anni o pochi mesi.

A decidere di separarsi sono in genere le donne e questo spiega che in realtà poco è cambiato nella vita di coppia, malgrado le apparenze: se le donne desiderano separarsi più degli uomini è evidente che sono loro a provare un maggiore senso di infelicità e di delusione. L’unica cosa che è cambiata è la possibilità di avere un’indipendenza economica e quindi di poter scegliere di vivere da single, in attesa di incontrare un nuovo amore. Perché un amore duri a lungo, è indispensabile che i due partners si impegnino attivamente, giorno dopo giorno e non pensino alla sopravvivenza della coppia come a qualcosa di scontato, di definito. Ogni giorno bisognerebbe reciprocamente spendersi per riconquistare l’altro/a, attraverso attenzioni e dolcezza, giocando anche con l’arma della seduzione. Perché questo sia possibile è bene che il rapporto di coppia conservi un pizzico di mistero e che fra i due partners non vi sia mai una fusione completa, una mancanza di spazi personali, che finisce per far provare un senso di ‘solitudine a due’, piuttosto che la completezza di un rapporto di coppia.

La cura, l’attenzione, l’amicizia e la solidarietà per l’altro non dovrebbero mai venire meno fra coniugi o conviventi che vogliono restare uniti: per questo bisogna imparare a ritagliarsi del tempo libero da dedicare al benessere della coppia, all’uso della creatività nei progetti di vita da realizzare insieme.
I motivi di conflitto in una coppia di lunga durata possono essere molteplici, ma il principale è sicuramente legato alla sessualità. La donna infatti, prima o poi dovrà fare i conti con un vistoso calo del desiderio, che nell’uomo invece resta generalmente invariato, malgrado la routine. Diminuiscono i baci, le carezze, i preliminari, le coccole e le donne, che nutrono il loro erotismo di fantasie di seduzione, emozioni e sentimenti, sentono che il rapporto sessuale perde di significato e di intensità, anche orgasmica. Per questo i rapporti sessuali diminuiscono e, laddove non spuntano amanti, si vive in uno stato di forte tensione.

Per migliorare la situazione, occorre trovare un punto di mediazione, che consenta di riscrivere le regole che tengono insieme la coppia. E’ impensabile infatti che dopo dieci, venti anni di matrimonio, le norme che regolano il rapporto non debbano adeguarsi ai tempi: i due partners sono cambiati, la loro relazione si è ormai consolidata, nella maggior parte dei casi sono stati messi al mondo dei figli. Pretendere che tutto debba essere come il primo giorno è un’utopia. Per restare uniti bisogna dunque usare l’intelligenza. Come nella gestione di tutti i conflitti della vita, anche in quello coniugale bisogna imparare a distinguere le nostre sensazioni dai nostri comportamenti. Le sensazioni che proviamo infatti, sono tutte accettabili, perché sono nostre e con esse possiamo fare i conti: i comportamenti invece riguardano anche gli altri e per questo possono essere più o meno accettabili. Il segreto sta nell’utilizzo dell’intelligenza, emotiva e razionale, che deve mediare abilmente fra le sensazioni ed i comportamenti.

E’ logico che tutti noi miriamo anzitutto alla soddisfazione dei nostri bisogni e non possiamo dedicare la nostra intera vita a soddisfare quelli degli altri, ma possiamo arrivare al compromesso per cui, comportandoci bene nei confronti degli altri, si renda possibile soddisfare anche i propri desideri. Il segreto dell’unione stabile dunque non sta nell’accettazione, da parte di uno dei due partners, di essere vittima degli altrui desideri, ma nella reciproca capacità di razionalizzare il proprio egoismo, volgendolo a fini comuni.

articolo di giuliana proietti

Insieme con Sentimento
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La Legge dell'Amore

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la paura d’amare

donna su pontile
I singoli sono sempre più numerosi e le coppie sempre più traballanti. Dove nasce la paura di dare e ricevere amore? Secondo lo psichiatra americano John Welwood le radici di questo malessere diffuso vanno ricercate nei primi anni della nostra vita.
Se ci guardiamo intorno, tra le file dei nostri amici e parenti, ma probabilmente anche dentro noi stessi, ci accorgiamo di come oggi sia diventato molto difficile vivere i legami d’amore.
C’è sempre più gente che sceglie di vivere sola (una recente indagine dell’Eurispes parla del 20% della popolazione italiana) e anche quando si sceglie la coppia, questa è sempre più spesso poco duratura e traballante. Perché? Ovviamente, le risposte sono tante, ma certamente una parte della verità è da ricercare nella paura di dare e ricevere amore. Secondo lo psichiatra americano John Welwood questa paura deriva da come si sono vissuti le prime esperienze d’amore. Sono state le figure genitoriali, o chi per loro, a tracciare le modalità con cui poi da adulti rispondiamo all’amore. E la cosa straordinaria è che questo meccanismo sembra essere valido non solo nei casi in cui si sono sofferti traumi, violenze o grossi shock affettivi, ma anche in quelle situazioni di apparente “normalità affettiva”.
Nascondere i sentimenti per esempio, un bambino che si accorge che la sua ansia o il suo dolore, incutono troppa ansia o agitazione ai genitori, può essere portato a nascondere i suoi sentimenti, e a negare tutto un vissuto emotivo e affettivo che poi, nell’età adulta diventerà la caratteristica che gli impedirà di avere delle relazioni affettive soddisfacenti.
In realtà, il rapporto genitori-figli è così complesso e ambivalente che difficilmente non si creano “complicazioni emotive”. E questo è ancora più vero nella famiglia nucleare di oggi, dove le uniche figure di riferimento affettivo per il bambino sono spesso solo i suoi due (nei casi più fortunati) genitori. D’altra parte, il genitore che non ha sperimentato a sua volta un legame d’amore “sano”, avrà molta difficoltà ad offrire accettazione e sicurezza al proprio figlio. E così la ferita si ripete, di generazione in generazione.
Tutto questo vuol dire che non c’è soluzione alla paura d’amore? No, non è una condanna senza appello. Contro la paura di dare e ricever amore, si può agire a molti livelli. Innanzitutto con la consapevolezza. E’ molto importante diventare pienamente consapevoli dei nostri vissuti emotivi, rendersi conto di quando abbiamo paura di una relazione intima, sia essa un rapporto di coppia o semplicemente un legame profondo d’amicizia o di lavoro e affrontarla a viso aperto. Riconoscere questa paura è fondamentale, ma non è facile, perché la paura usa molti travestimenti: chiusura, disinteresse, stanchezza, volubilità, ecc. Se cominciamo a guardare in faccia la paura e a chiamarla con il proprio nome, allora è possibile imparare a conviverci e infine trasformarla.
In molti casi può essere importante rivolgersi ad un aiuto esterno, credo sia abbastanza difficile farcela da soli. La nostra mente è troppo abituata a raccontarsi balle, a trovare giustificazioni. Altre volte può essere utile anche un lavoro sulla fiducia, che può essere fatto anche in un contesto di pratica meditativa o di lavoro di consapevolezza sul corpo. La meditazione ci permette di disidentificarci con la paura, di osservarla da un punto di vista diverso e quindi di agire. Siamo abituati a considerare le relazioni intime, come il rapporto con qualcuno di esterno a noi; ma in realtà, la prima relazione intima da costruire  è quella con noi stessi.
Siamo in grado di incontrare, di dialogare, di amare noi stessi? E’ proprio in questo che può aiutarci la pratica meditativa: se impariamo i segreti dello stare bene con noi stessi, sarà poi più facile creare un legame intimo soddisfacente con il nostro partner.
Amare è Lasciare Andare la Paura

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Amare Senza Paura
Come trasformare il nostro modo di vivere l’amore

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dipendere da un’amore impossibile

urlo donna

Cosa bisogna fare per una persona che nasce come una pozzo vuoto senza fondo perchè diventi una persona piena capace di amarsi e sentire l’amore come uno stato di diritto? Quale strategia adottare per affrontare il vuoto e trasformarlo in pieno, e dilatare lo spazio? Dilatare l’amore e la coscienza?

Forse appena consideriamo noi stessi e l’altro come un valore inestimabile, entriamo in un’ottica di spontanea attenzione all’amore ed alla felicità che non dipende mai da nessuno se non dalla nostra attitudine!

L’amore è un attitudine spirituale! Da oriente ad occidente e dall’antichità ad oggi dove ridondano sempre gli stessi messaggi. Quando siamo bambini ci dicono di amare i nostri fratellini, Dio ci dice di amare i nostri fratelli … Per vivere bene è deve avere un amore vero. Ma si può fare dell’amore un dovere?

Nessuno ci ha mai detto che amare è uno stile di vita e che non si compra e non si vende e non si impara: si lascia andare, anche per niente! L’amore è una sorta di volontariato. “…pensavo di voler tanto bene a mia madre ma temevo sempre di perdere il suo affetto. La mia affettività è rimasta per numerosi anni ingabbiata in questo amore/paura, e quindi, troppo preoccupata di essere amata, non ho saputo amare…”

Spesso, innamorarsi vuol dire creare relazioni in cui si cerca solo di riconquistare finalmente la madre o quel padre persi da bambini, quando si anelava uno sguardo, una carezza, un tocco, ed il vuoto invece pervadeva la nostra giornata fatta da fantasie e rifugi romantici su come avremmo voluto vicino nostro padre o nostra madre. Siamo persi anche da adulti in quel vuoto con in più l’illusione di riempire quel vuoto con tanti affetti di tante persone che non vediamo, in quanto specchio di figure mai state presenti come e quanto volevamo. Sperimentiamo ancora la fame. A volte ci fermiamo e ci chiediamo chi è questo Dio/amore impossibile, e dolorosamente sentiamo la paura che Dio possa non esistere. Con un lavoro più profondo possiamo giungere alla conclusione che per amare, dobbiamo iniziare ad amare noi stessi, unica garanzia di sincero amore. Inizia così ad avere un senso il grande comandamento: “ama il tuo prossimo come te stesso” .

Non siamo mai soddisfatti delle prestazioni amorose degli altri, sempre in credito di amore anche a cinquant’anni, non sapendo ancora bene cosa l’altro rappresenta per noi. Per sentirci amati accettiamo spesso inconsapevolmente una grossa manipolazione dei sentimenti. La tensione interiore che si produce per riuscire ad avere l’amore vero che ci spetta, paradossalmente ostacola il libero flusso dell’amore. Così rimaniamo stupiti quando scopriamo il sacrosanto diritto che l’altro ama a suo modo e sol così può farlo: in realtà stiamo scoprendo finalmente che l’altro è un altro e che non è neanche nostro padre o nostra madre.

Esiste qualcuno che sa amare? Certo: ad immagine e somiglianza di qualcuno. Di mia madre o mio padre di altri che ho idealizzato. Cerchiamo così di essere accolti, anziché accogliere, di essere amati anziché cedere nel bisogno altrui che reclama amore. Amare è rivelare all’altro la sua bellezza intrinseca, la sua capacità di essere al mondo, e questi non aspetta altro che la nostra fiducia come dono per questo riconoscimento. Appena guardiamo l’altro come un valore, entriamo in un’ottica di spontanea attenzione che ci lascia vedere quanto amiamo. Questo sguardo è purtroppo offuscato da filtri di giudizi, ostacolato dalla paura di soffrire.

La capacità d’amare è arrugginita rimasta bloccata, ripiegata come una fisarmonica non usata per anni. Come spesso i bambini dopo la nascita di un fratello, che appare come rivale o addirittura come negazione del valore di cui si godeva in quanto primogenito, l’adolescente fa di tutto per conquistare l’affetto del padre, come se dovesse per questo sorpassare in tutto gli altri. Diventa più intelligente degli altri dieci fratelli, nati prima di lui da donne meno amate di sua madre dal padre. Diventa uno dei tanti geni che hanno avuto una vita affettiva di una povertà sconcertante! Viene giudicato probabilmente “senza cuore”, senza capire la disperazione nascosta dietro al suo handicap emotivo. Si estenua per dimostrare quanto lui sia bravo o brava (specialmente ad amare).

Questo personaggio infatti prova ancora il bisogno di valorizzarsi, raccontando questa volta la sua bravura a saper amare. La sua ricerca affannosa di conferma lo spinge ad ostentare amore e quindi a farsi rifiutare. Il baratro diventa ancora più spaventoso. Come può un bambino in cerca di conferme, non essere super obbediente ai genitori? Delusi si continua a dimostrare un essere eccezionale. Dovere a tutti costi farsi non solo accettare ma ammirare. Comprato dal bisogno degli altri che si innamorano di lui. Il bisogno di d’essere amati si incontra per ragioni diverse col bisogno di raccontare la proprio storia all’altro, questo suscita innamoramenti continui che spesso rappresentano semplicemente il bisogno di presentarsi e di raccontarsi per scegliere poi se offrirsi all’altro o meno.

A questo punto la preoccupazione di perfezione non permette di percepire la parte di strumentalizzazione che induce a sedurre l’altro pur di non fallire. C’è un tempo per “rientrare in sé”. Il momento necessario della riflessione sulla relazione che induce a fare autoanalisi, prendere coscienza di tutto quello che capita, di chi in passato ci ha sempre guidato verso la conferma di “essere” e che ora si riproduce sotto mentite spoglie.

Coloro che non ci hanno ascoltato in tempo ora sono assenti e scegliamo gli altri perché ci ascoltino e confondiamo così l’amore per il bisogno di essere accolti nelle nostre richieste. È necessario non temere più di rivivere il vuoto iniziale dove c’era l’assenza di un ascoltatore, ma fidarsi della presenza attuale di un Lui o di una Lei reale ed attuale. Iniziare ad aprirsi alle ricchezze della vita, a guardarsi intorno anziché restare fissato sul modo di “provocare” l’amore, in una perpetua tensione angosciosa verso la ricerca della perfezione di chi possa sentire i nostri reclami.

Il cuore si dilata ora nella fiducia di essere un valore per l’altro e per se. La fragilità, dovuta al vuoto in cui abbiamo fluttuato per anni, ora si muta poco a poco in una sicurezza incrollabile, dovuta alla presenza dell’altro che, se pur necessario, non è necessario per la nostra sopravvivenza.

Ancora una volta c’è da dire che per amare fino in fondo, è necessario fare un lavoro su di sé, ed in tal modo che si riesce ancora ad innamorarsi di una persona in carne e ossa. L’alternativa è avere un affettività ripiegata su se stessa, accusando continuamente gli altri di essere inefficaci e ritenendosi prigionieri dell’incomprensione. A contatto con questo ambiente interno, fatto di fantasmi e zone d’ombrai si ritorna ad essere continuamente manipolatori della realtà e inconsapevolmente facciamo pagare al coniuge o addirittura ai figli il vuoto affettivo ed esistenziale subito nella la nostra infanzia. Tuttavia, possiamo uscirne facilmente lasciando fluire l’emozione e lasciando affiorare tutta la nostra sensibilità. Il bambino ferito dall’assenza di conferma e che si era indurito, e che non concedeva di provare più emozioni, si libera dall’asprezza che lo ha spinto a sopportare tutto stringendo i denti per offrirsi, con il suo successo strepitoso, la certezza di essere un valore. La fonte della tenerezza si riapre: è il momento di cedere alla gratuità dell’amore.

È necessario però riconoscere il bisognoso del perdono che mette in grado di aprirsi all’altro che a volte si odia paradossalmente come contro altare dell’amore. L’abbandono dell’amor proprio è più forte di tutti gli altri abbandoni. È un abbandono tra i più duri in quanto deve fare i conti con l’orgoglio, ma una volta che ci si è affrancati le emozioni, anziché restate bloccate per la paura di soffrire, ridestano la sensibilità e si riconquista uno stile di vita, che trasforma la paura in disponibilità per il diverso da se: condizione, la diversità, forse necessaria per un amore veramente sincero.

Autore Guglielmo De Martino

alimentare il desiderio senza fare spegnere la fiamma

cosa vuole a letto

La domanda è una di quelle da un milione di dollari: può una coppia continuare ad alimentare il fuoco del desiderio, anno dopo anno, senza fare spegnere la fiamma? Sì, se sa come farlo. E cioè imparando a far coesistere sesso, passione e unione: non si smette mai d’imparare. Cosa vogliono gli uomini? E le donne? Più della metà sostiene che il desiderio che prova nei confronti del partner è maggiore oggi di quando si sono incontrati. Chiamatela emozione della familiarità, a dispetto di quello che credono che il tempo trascorso insieme decapiti la passione. Mettetela così: il desiderio è come un muscolo, va allenato. Imparate a soddisfare il proprio lui, rendervi desiderabili sempre e vederlo sempre come un uomo desiderabile.

ENTUSIASMO
È il segreto numero uno. Quand’è stata l’ultima volta che avete preso l’iniziativa? Non penserete mica che non importa chi fa la prima mossa! Importa eccome. Iniziare dimostra la vostra voglia. Se è sempre lui a farsi avanti, prima o poi si farà delle domande: “Forse non mi vuole più?”. Molti compagni vorrebbero che le loro  donne fossero più dirette e meno restie nel chiedere e farsi avanti.

VARIETÀ
Spontaneità, interesse, godimento. Il sesso dovrebbe essere questo. Perciò la varietà è importante. È vero, gli esseri umani sono tendenzialmente abitudinari. Ma quando proviamo qualcosa che ci piace e continuiamo a farla, a lungo andare prima o poi la troveremo noiosa. Vale sia per le donne che per gli uomini. Quando lo spogliarsi, i preliminari e il rapporto vero e proprio seguono un copione, è ora di cambiare. La scintilla scocca più facilmente se si provano cose nuove. Richiede sforzo ed energia. Ma ne vale la pena.

ALL’AVVENTURA
A volte c’è bisogno di fare i ragazzacci. Un po’ di avventura occasionale mette aggiunge del pepe. E non parliamo di corna, ma di imprevisti sessuali, cioè luoghi dove farsi cogliere improvvisamente dalla passione e consumare. Si tratta in genere di posti pubblici. C’è chi lo fa nella toilette del centro commerciale, nel camerino di un negozio, nel bagno dei futuri suoceri la domenica a pranzo. Così si lavora a tenere vivo il divertimento e si lascia spazio alla spontaneità. Scambiatevi reciprocamente le vostre fantasie sessuali e trasformatele in realtà.

GENEROSITÀ
L’amore non è una partita doppia: non bisogna stare a controllare il dare e l’avere con una precisione maniacale. Uno dei punti cruciali per molte coppie è il sesso orale. Molti credono che a tante non piaccia affatto, o chi ama riceverlo non ama farlo e viceversa. Certo, i gusti sessuali differiscono. A volte questa pratica è negoziata come una ricompensa o una punizione (della serie: «Mi hai fatto arrabbiare nel week end? Scordatelo, bello mio»). Ma il sesso usato come merce di scambio è una pessima cosa.

SINCERITÀ
“Un elemento imprescindibile”, come cantava Arisa. Per assurdo a volte la familiarità invece ci inibisce e finiamo così per non dire al partner quello che davvero vogliamo. Più vi esponete e comunicate, più aumenterà l’intimità, e il sesso sarà più appagante. Perciò se lui non intuisce i vostri desideri, fate richieste esplicite o guidatelo.

ATTENZIONE
“Attenzione, concentrazione… ritmo e vitalità”. Durante il ménage a due non mancheranno elementi che ruberanno la vostra reciproca attenzione e diminuiranno il tempo da passare insieme. Potrà essere il troppo lavoro, momenti in cui sarete più presi da voi stessi o dalla vostra famiglia d’origine (i genitori malati, la sorella che sta divorziando…). Ma mai come i bambini. Questo vale per le madri: automaticamente quando arriva un figlio il compagno passa in secondo piano, e dato che la paternità non è mai vissuta intensamente come la maternità, la cicogna genere spesso rotture e crisi rilevanti nella coppia. Rimedio: da parte sua la neo madre dovrà imparare a far convivere l’essere madre con l’essere donna; da parte sua il neo padre si deve impegnare a essere collaborativo, non un fantasma.

FIDUCIA
Regala energia ed eccitamento. Ci permette di lasciarci andare: se manca una parte di noi rimarrà sempre sulle sue e non potrà abbandonarsi al piacere come dovrebbe. Recitare una parte (quella del donna fatale piuttosto che quella del pornodivo) va bene sul palcoscenico, non in camera da letto. Chi ha fiducia in se stesso non ha bisogno di fingere, e si rilassa.

ATTRAZIONE
A giudicare dal numero di coppie che dopo il matrimonio o la convivenza si lascia pian piano andare al decadimento fisico, imbruttendosi e trascurandosi sempre più anno dopo anno, sembrerebbe che non sia così scontato che per risvegliare la sessualità serve il desiderio. Questo non vuol dire avere il pallino del corpo perfetto, ma semplicemente tenere al proprio aspetto fisico. E vale sia per lui che per lei.

PIACERE ASSOLUTO
Regalatevi quando potete una piccola luna di miele. Non serve andare in capo al mondo: un weekend in una bella città, una notte in un romantico bed&breakfast in un borgo medievale, un’intera giornata in una Spa vanno altrettanto bene. Ciò significa lasciare a casa i bambini. Ogni tanto è bello ricordarsi che oltre a genitori si è anche marito e moglie.

Perchè gli Uomini sono Fissati con il Sesso... e le Donne Sognano l'Amore?

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Tutto quello che avete sempre voluto sapere sul sesso e la sessualità, e non avete mai osato chiedere, spiegato in modo chiaro e dettagliato

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