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	<title>Il portale italiano delle buone relazioni &#187; mediazione familiare.counseling relazionale</title>
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		<title>la comunicazione efficace nella coppia salva la coppia</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 15:15:22 +0000</pubDate>
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<p>Per la verità le coppie parlano molto. Soprattutto all&#8217;inizio del loro       rapporto,nell&#8217;innamoramento, quando si hanno tante cose da dire e si ascolta tutto quello che l&#8217;altro racconta. In questa fase parlare e ascoltare sembrano facili. Ci sembra di comprendere bene quello che l&#8217;altro dice. Parlarsi, ascoltare, sono necessari a creare l&#8217;intimità. Aprono sul mondo dell&#8217;altro, i suoi pensieri interiori. Rivelano il nostro. Allora è facile parlare di amore, di quello che proviamo, del nostro mondo interno. Quando la vita diventa quotidiana la comunicazione si fa più essenziale. I ritmi delle giornate permettono spazi di comunicazione brevi, ordinari, spesso legati ad avvenimenti o fatti esterni. Ci si racconta come è andata la giornata, le cose che abbiamo fatto o che dobbiamo fare, ci si organizza. Una delle difficoltà che le coppie sposate lamentano è che “parliamo poco tra noi. Per la verità diciamo tante cose, ma di noi no”. Non prendiamo il tempo per parlarci. Pensiamo di conoscere bene l&#8217;altro, spesso crediamo di sapere già dove andrà a parare appena inizia a parlare, non mettiamo in conto che le persone evolvono, cambiano i loro pensieri e il loro mondo interiore, come anche il nostro che a volte resta inaccessibile o per il quale non sappiamo trovare parole o modi giusti di dire.Così finisce che agiamo: fughe, rabbie, delusioni, chiusure. Agiamo anche i nostri sentimenti affettivi buono, interesse, cura, desiderio di rendere felice l&#8217;altro, ma poi ci aspettiamo che l&#8217;altro veda, comprenda, ascolti.Provate a pensare quante volte una moglie dice al marito (questa o situazioni simili) “Sono stanchissima, ho pulito la casa tutto il giorno”. È facile che il marito dica:“Perché ti sei stancata tanto tesoro? Potevi lasciare qualcosa per domani.” e la moglie si arrabbia. Sembra un controsenso, ma in realtà c&#8217;è qualcosa che non passa. Lei si aspetta che il marito le riconosca la fatica e i risultati ottenuti, che le dica “brava”, che le riconosca l&#8217;aspetto affettivo che lei ha messo nel fare ordine. Per il marito è scontato che lei sia brava. Lo sa, l&#8217;ha sposata apposta! Quello che non passa sono le nostre aspettative, i nostri bisogni, che ci aspettiamo che l&#8217;altro ci riconosca senza che noi lo chiediamo perché altrimenti non vale, non è “vero amore”! E le nostre giornate sono spesso piene di questi sottintesi che finiscono per diventare malintesi.Ma allora come entrare in dialogo? Cosa è necessario? Ci sono delle regole? Eccole</p>
<p>1. Perché si costruisca il noi occorre che ci sia un io ben definito e un tu.<br />
Occorre che io conosca chi sono, valore e limiti, e abbia acquisito una certa familiarità col mio mondo interiore. Che conosca “quello che mi succede dentro e abbia le parole per dirlo”. Le parole che nascono interiormente e dicono chi siamo nascono nel silenzio e nell&#8217;ascolto. Sono parole riconosciute. Diventa semplice allora parlare di sé e<br />
soprattutto in prima persona. Diventa più facile sapere con chiarezza quello che si vuole dire e quello che si desidera tenere per sé, perché non è maturo o non è ancora il momento. Per riprendere l&#8217;esempio di prima diventa possibile dire “ho lavorato tutto il giorno per fare bella la nostra casa. Volevo che fossi contento di me” (o parole simili) e anche rispondere “Sei bravissima a tenere la casa. Mi piace come te ne prendi cura. Mi fa piacere abitare in una casa così”. Una comunicazione personale, e non per massimi sistemi o principi, è una condizione indispensabile per un dialogo costruttivo.</p>
<p>2. È importante che la comunicazione tenga conto dell&#8217;altro. È a lui o a lei  che voglio dire quella cosa che mi sta a cuore. Mentre a volte parliamo semplicemente a noi stessi ad alta voce nella speranza che l&#8217;altro comprenda. È perché l&#8217;altro com-prenda, prenda dentro di sé, quello che voglio dire, che devo tenere conto di chi è. Per questo sono importanti i confini. So cosa voglio dire, perché lo dico. Mentre sfogarsi con l’altro,confidargli tutti i particolari del proprio vissuto interiore, significa prenderlo per un terapeuta. Si può credere di comunicare, ma si parla solo a se stessi, e si utilizza l&#8217;altro.O ancora voler comunicare a ogni costo induce a far pressione sull’altro per farlo parlare. Invece parlerà se sente che gli si offre uno spazio d’ascolto, di attenzione alla sua persona. Si tratta prima di tutto di creare in sé un clima di accoglienza, di apertura,di non giudizio. Se vivo realmente questo atteggiamento costruttivo, l’altro lo sentirà e il dialogo potrà instaurarsi.</p>
<p>3. La comunicazione è fatta di parole e ascolto. Senza queste due realtà c&#8217;è monologo.Quante volte abbiamo la sensazione di “parlare al muro”! L&#8217;ascolto, lo spazio che ha e che gli diamo permette la comprensione autentica di quello che l&#8217;altro è, che vuole dire, magari con fatica. L&#8217;ascolto reale permette di fare spazio in sé a quello che l&#8217;altro dice,parole e musica nello stesso tempo. Permette di intuire i sentimenti che sottendono certe comunicazioni e lascia il tempo all&#8217;altro di dirsi fino in fondo. Mi verrebbe da dire:l&#8217;ascolto è il luogo nel quale io posso esistere come sono. Certo non un ascolto qualsiasi. Quello che mi fa sentire ascoltato, in cui faccio l&#8217;esperienza che quello che dico è contemporaneamente importante per me e per l&#8217;altro.</p>
<p>4. È importante darsi un tempo per parlare. Per parlare di noi, non solo dei problemi della famiglia, delle decisioni da prendere.di come pensiamo o vediamo le cose, di quello che per noi è importante, delle cose in cui crediamo e che abbiamo vissuto. Un tempo per rivelare all&#8217;altro chi siamo, i nostri sentimenti interiori profondi. È alimentando la comunicazione con tempi così che la relazione si consolida. È contemporaneamente un tempo per dire e per leggere dentro di sé quello che di bello o di doloroso si vive. Per dirla e affidarla all&#8217;altro. Anche correndo il rischio di non essere compresi fino in fondo,ma facendogli fiducia. Questo tipo di comunicazione  diventa “affidamento” “cura”. La fiducia diventa il terreno su cui una relazione si consolida. Rende presente il legame che tornerà a farsi sentire<br />
nei momenti di stanchezza, difficoltà, tentazione.. Un tempo per cominciare e anche un termine. Tempi troppo lunghi sfiancano e, a volte, le promesse a cui aderiamo sul filo della stanchezza ci si ritorcono contro.</p>
<p>5. Ed è importante uno spazio. Ci sono parole che hanno bisogno di essere dette in uno spazio capace di creare l&#8217;intimità. Uno spazio esterno non interrotto dal telefono, i pianti dei bambino, le cose da fare, i rumori o i<br />
programmi interessanti alla televisione. È vero che a volte capita il miracolo che nel quotidiano si crei uno spazio interiore giusto che permette di dirsi e di essere compresi nel modo e nel momento giusto, ma non è abituale e<br />
soprattutto nasce quando c&#8217;è già una buona intesa. Uno spazio personale comunicativo della coppia alimenta il suo ben essere. Se poi diventa una buona abitudine permette di sapere che, insieme al tempo per parlare ci sarà uno spazio bello capace di contenere e lavorare alle difficoltà. Ogni coppia ha il suo. Quello capace di far ritrovare l&#8217;intimità.</p>
<p>Quali atteggiamenti facilitano la comunicazione e costruiscono l&#8217;intesa, quali la distruggono o la ostacolano?</p>
<p>Al di là delle parole e dell&#8217;ascolto che viviamo i nostri sentimenti parlano per noi. Stesse parole dette con toni diversi (è qui che spesso giochiamo sull&#8217;equivoco) generano reazioni contrastanti. Provo a classificare gli atteggiamenti interiori in due categorie opposte. Ciascuna dice lo stato d&#8217;animo col quale stiamo e viviamo la relazione.</p>
<p>1. Possiamo lavorare in difesa, quando sentiamo l&#8217;altro pericoloso, viviamo<br />
delle paure,ansie nei suoi confronti. Le parole escono col timore del giudizio e l&#8217;ascolto è vigile, perché “ho spesso paura di essere fregato, anche senza accorgermene”<br />
2. o di fiducia, apertura. L&#8217;altro è buono fino a che non avrà dato prova di non esserlo;posso ascoltare e parlare. Entrare in dialogo senza timore di essere frainteso. So che posso dire le mie ragioni, anche quando sono crude. Posso ascoltare senza timore. Mi sento libero.</p>
<p>1. Possiamo essere giudicanti, valutativi, critici: questo è buono, è cattivo, va bene, va male, è giusto o sbagliato. Non c&#8217;è ascolto reale dell&#8217;altro.<br />
2. o vivere una reale accettazione. Possiamo riconoscere a colui che parla la libertà dei propri pensieri e dei propri sentimenti. Viviamo un sentimento di rispetto per l&#8217;unicità della persona. Anche quando ci racconta le sue<br />
fragilità, siamo in grado di comprenderle e persino, conoscendo la sua storia. di riconoscere la bellezza del punto a cui è arrivato.</p>
<p>1. A volte ci sentiamo superiori. È l&#8217;atteggiamento autoritario, di chi dà ordini,autorizzazioni o proibizioni. Si può manifestare attraverso il velo dell&#8217;ironia, quella che lascia l&#8217;altro spiazzato e ferito, soprattutto se diventa un&#8217;abitudine difensiva.<br />
2. O alla pari. Pari dignità di persona. In cui quello che io dico e che ascolto sono importanti. Possiamo entrambi contribuire per la nostra parte a costruire un rapporto. Le cose che diciamo hanno un loro valore. Non assoluto.</p>
<p>1. Possiamo vivere l&#8217;indifferenza, disattenzione, neutralità, lontananza. Questo atteggiamento lascia l&#8217;impressione di solitudine in chi parla o di noncuranza di quello che dice in chi ascolta. Non mette in contatto.<br />
2. O di empatia, interessamento, comprensione. Ci si sente ascoltati, importanti per l&#8217;altro che parla o ascolta proprio me. Questo atteggiamento è capace di trasformare le parole e l&#8217;ascolto in dialogo perché sa tessere i fili della relazione. Crea il canale comunicativo buono.</p>
<p>1. Ancora possiamo cercare di manipolare. Lo viviamo quando cerchiamo di portare l&#8217;altro dove vogliamo noi, a volte anche sulla spinta dei nostri buoni sentimenti, per cui la manipolazione diventa un sottile ricatto affettivo perché “so io quello che è buono per te”. Non mira a far maturare delle convinzioni, ma a convincere, a piegare.<br />
2. O quello spontaneo. Di chi dice quello che pensa senza “secondi fini”. Ha un modo di parlare o di ascoltare aperto, libero, vero. Non c&#8217;è il timore della verità anche quando è scomoda, perché si sa come dirla e come accoglierla. Quello che l&#8217;altro racconta di sé non sorprende, anche se non ci lascia indifferenti, addolora o fa gioire.</p>
<p>1. Di inflessibilità, intolleranza, rigidità. È l&#8217;atteggiamento di chi ha messo delle mura attorno a sé e vive col timore di aprire delle porte Le esperienze dolorose, le ferite ricevute fanno mettere una corazza. Per protezione, si chiude la porta alla comunicazione. si resta vittime di se stessi. Parlare è un modo per affermare le proprie idee e ascoltare impossibile perché manca una porta di accesso. Lasciamo entrare solo quello che già conosciamo e che corrisponde ai nostri schemi<br />
2. o di flessibilità, aperti al confronto, alla verifica e con reale disponibilità a comprendere il punto di vista dell&#8217;altro. A integrarlo se occorre. A prendere con sé le parti belle dell&#8217;altro. Perché diventi possibile l&#8217;intesa sono indispensabili atteggiamenti costruttivi. È necessario lasciar cadere i preconcetti, quello che si pensa di sapere già dell&#8217;altro, per aprirsi al nuovo che sta comunicando e che si può integrare. Che non vuol dire rinuncia al senso critico o ad un punto di vista personale.Le coppie che vivono una comunicazione che parte da atteggiamenti costruttivi, che raggiunge e libera i sentimenti profondi sanno che permette di rinnovare e rinsaldare il legame, aiuta a costruire il noi di coppia, fa sperimentare la meraviglia e la gratitudine per quello che l&#8217;altro è. Imparano a intendersi e sono capaci di far parlare il silenzio.</p>
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<td width="140" align="center" valign="top"><a title="Il Comportamento Vincente nella Vita Privata e Professionale" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il_comportamento_vincente_nella_vita_privata-professionale.php?pn=1218" target="_blank"><img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/big/c/comportamento-vincente.jpg" alt="comportamento vincente la comunicazione efficace nella coppia salva la coppia" width="113" height="160" title="la comunicazione efficace nella coppia salva la coppia" /></a></td>
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<div>Le tecniche di sintonia e di accordo &#8211; Le strategie di comunicazione sul lavoro e in famiglia &#8211; L&#8217;atteggiamento positivo nella coppia e con i figli</div>
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